L'IAB approva il parere che dichiara incostituzionale il decreto che vieta i casinò nel paese.

L'Ordine degli Avvocati del Brasile (IAB) ha approvato un parere che dichiara incostituzionale il Decreto Legge n. 9.215/1946. La legge vieta l'esercizio di casinò e il gioco d'azzardo nel Paese. La decisione è stata presa a maggioranza durante la seduta plenaria dell'organismo, tenutasi mercoledì 3 giugno.
Il documento è stato redatto dall'avvocato Paulo Horn, membro della Commissione di Diritto Costituzionale dell'Ordine degli Avvocati del Brasile (IAB). Il parere stabilisce che il Decreto-Legge del 1946 non è stato recepito dalla Costituzione Federale del 1988 in quanto sostanzialmente incompatibile con l'attuale ordinamento costituzionale, violando principi quali la dignità umana, l'autonomia privata, la libera iniziativa e la libertà economica.
Il relatore ha presentato le argomentazioni tecniche durante la sessione plenaria. Horn ha sostenuto che il divieto, stabilito otto decenni fa, contraddice i principi costituzionali. La Commissione di Diritto Costituzionale ha evidenziato che il provvedimento pre-costituzionale fu emanato in un contesto storico di transizione e di natura contingente, con l'obiettivo di proibire i casinò fisici. L'avvocato ha citato la libera impresa e lo sviluppo economico come principi violati dalla vecchia legge, sostenendo che "il fondamento della legislazione rivela una scelta normativa basata su categorie di valori astratte, storicamente contestualizzate e prive di sufficiente solidità giuridica per legittimare la restrizione delle libertà fondamentali".
Il relatore ha auspicato una transizione verso un mercato formalizzato. Horn ha sostenuto che il contesto attuale richiede una rigorosa regolamentazione e supervisione da parte dello Stato. Secondo l'IAB, la soluzione risiede nell'adozione di un modello normativo incentrato sulla trasparenza, la supervisione e la tutela degli utenti, soprattutto alla luce delle controversie che circondano le scommesse online e del conseguente debito pubblico.
L'opinione pubblica mette in discussione l'efficacia del modello proibizionista.
La commissione ha inoltre concluso che il mantenimento del divieto assoluto sui casinò non è supportato dalla moderna teoria del diritto penale. "Il divieto assoluto dell'attività non individua un bene giuridico specifico, concreto e direttamente tutelato che giustifichi l'intervento penale", si legge nel parere. Secondo Horn, il divieto costituisce una manifestazione di "diritto penale simbolico", incompatibile con il principio del danno e con i limiti costituzionali del potere punitivo dello Stato.
Analizzando gli effetti pratici della politica, il rapporto sostiene che la misura si è rivelata fallimentare: "Il modello proibizionista si è dimostrato, nel tempo, strutturalmente inefficace, incapace di eliminare l'attività, ma solo di spostarla nella clandestinità e in contesti informali e transnazionali". Il relatore ha aggiunto che questo scenario si traduce in una perdita di controllo statale, in una mancanza di adeguata protezione per i consumatori e nel rafforzamento dei mercati paralleli.
Un altro punto evidenziato da Horn è la recente evoluzione della legislazione brasiliana in materia di scommesse. Il parere rileva che le leggi 13.756/18 e 14.790/23 hanno riconosciuto la legalità di alcune attività basate sulla casualità, assoggettandole al controllo statale. Secondo il testo, questa evoluzione normativa dimostra "il progressivo superamento del paradigma proibizionista e ne evidenzia l'incompatibilità strutturale con l'attuale ordinamento costituzionale".

I disaccordi caratterizzano il dibattito all'IAB.
L'analisi del rapporto ha suscitato un ampio dibattito tra i membri dell'IAB. Sono state registrate posizioni sia a favore che contro il documento.
I voti contrari esprimevano preoccupazioni relative all'impatto sociale dell'attività. Chi ha votato contro ha evidenziato le difficoltà legate alla supervisione.
I membri favorevoli al testo hanno sottolineato che il parere fornisce una base giuridica per la formalizzazione del settore. Hanno citato la possibilità di riscuotere imposte e di implementare pratiche di gioco responsabile.
L'avvocato Roberto Brasil Fernandes ha preso la parola per esprimere il suo sostegno alle conclusioni del relatore. Il giurista ha sottolineato che l'abrogazione della norma emanata nel 1946 è una misura necessaria per garantire certezza del diritto e trasparenza fiscale nel Paese.
La dichiarazione di Brasil Fernandes ha aggiunto argomentazioni tecniche alla discussione. L'avvocato ha affrontato la questione della compatibilità della vecchia legislazione con l'attuale ordinamento costituzionale.
L'iniziativa è nata da una proposta approvata a marzo.
L'iniziativa che ha portato al parere trae origine dalla Raccomandazione n. 30/2026 , presentata dall'avvocato Claudio Araújo Pinho. La proposta è stata approvata per acclamazione durante la 41ª Sessione Ordinaria dell'IAB, tenutasi il 26 marzo, e richiedeva alla commissione di diritto costituzionale dell'ente di analizzare la compatibilità del Decreto Legge n. 9.215/1946 con la Costituzione federale del 1988.
Dopo l'approvazione dell'iniziativa, questa è stata trasmessa alla Commissione Costituzionale della Camera, dove l'avvocato Paulo Horn è stato incaricato di redigere il parere. Il documento analizzava le basi giuridiche per il mantenimento o meno del divieto dei casinò fisici alla luce della Costituzione del 1988.
La decisione influenzerà i dibattiti al Congresso e presso la Corte Suprema.
L'Assemblea plenaria dell'IAB ha ratificato il parere a maggioranza dopo la conclusione delle discussioni e la successiva votazione. La posizione espressa dall'istituzione servirà da contributo tecnico per le discussioni sul disegno di legge n. 2.234/2022, attualmente in fase di esame presso il Congresso nazionale.
Tale interpretazione potrebbe anche supportare le azioni pendenti dinanzi alla Corte Suprema Federale in materia. Se approvato internamente dall'IAB, il parere potrebbe essere trasmesso alla Corte Suprema Federale come supporto tecnico. Il parere stabilisce le basi giuridiche relative all'incompatibilità tra la legislazione del 1946 e i principi costituzionali sanciti dalla Costituzione del 1988.
La decisione istituzionale rappresenta la posizione tecnica di un ente giuridico brasiliano centenario. La questione coinvolge aspetti economici, fiscali e normativi statali. Gli esperti sottolineano che un'eventuale mancata accettazione della norma da parte della Costituzione potrebbe aprire la strada alla regolamentazione dello sfruttamento economico dei casinò fisici nel Paese. Il documento entra a far parte dell'insieme di analisi giuridiche a disposizione del dibattito legislativo e giudiziario sulla regolamentazione dei casinò in Brasile.


