Il ministro che sta dietro l'offensiva di Lula contro le scommesse

L'offensiva del governo Lula contro le società di scommesse nasce dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale (Secom), non da una decisione tecnica o regolamentare del Palazzo Presidenziale. Questa valutazione proviene da un ministro dello stesso governo, che ha parlato in forma anonima alla rubrica di Lauro Jardim su O Globo.
La forza trainante dell'iniziativa è Sidônio Palmeira, capo del Secom (Segretariato Speciale per la Comunicazione Sociale), il quale calcola che un attacco ai siti di scommesse sportive online aumenterebbe il gradimento del presidente nei sondaggi. La logica è strumentale; non si tratta di una risposta a una diagnosi tecnica del settore, bensì di una strategia di comunicazione politica.
Il parlamentare che non esiste
Nei 15 giorni precedenti a questa domenica (13 settembre), sono circolate pubblicazioni secondo cui Lula stava per emanare un provvedimento provvisorio per inasprire le norme del settore delle scommesse. L'inchiesta del giornalista smonta questa versione. "Non c'è niente del genere in agenda. È una cosa che sta pianificando Sidônio (Palmeira)", ha affermato il ministro, che ha preferito rimanere anonimo.
La rivelazione suggerisce che le voci sulla misura provvisoria fossero frutto di aspettative o di una fuga di notizie strategica, non di una reale decisione del Palazzo Presidenziale. L'origine del movimento all'interno della Segreteria Speciale per la Comunicazione Sociale (Secom) ribalta il nesso di causalità del dibattito: non è il governo a reagire a un problema nel settore, bensì l'area della comunicazione che decide di attaccare le scommesse perché ritiene che ciò favorisca l'approvazione presidenziale.
Rischi di un divieto
Il dibattito, sebbene al momento circoscritto alla sfera della comunicazione politica, ha importanti conseguenze pratiche. Un divieto totale spingerebbe la domanda nell'illegalità, eliminando qualsiasi tutela per gli scommettitori. Il governo, inoltre, si trova a dover affrontare la dipendenza fiscale dal settore e riconosce la difficoltà di sostituire le entrate generate dalle scommesse. Anche i media e il calcio, fortemente dipendenti dalle sponsorizzazioni delle società di scommesse, risentirebbero di misure più severe.


